Cercando Giustizia

Giustizia. Giustizia! Giustizia? L’eco di questa parola si diffonde da 22 anni, partito il 29 novembre 1996 da Palizzi; Calabria, è giunto fino a noi, in Trentino.

Eco che non ha trovato barriere sulla sua strada, né purtroppo un punto d’arrivo o una risposta da chi dovrebbe essere garante di una giustizia, da così lungo tempo disattesa, lo Stato italiano. 

Totò ed Anna, insieme a Tita, hanno bussato alle porte dell’Istituto Professionale Enaip di Tione per raccontare la loro storia, o meglio la storia di Celestino Fava.

Era il 29 novembre 1996 quando Celestino veniva brutalmente ucciso da un sicario della ‘ndrangheta, la sua colpa? 

Essere l’unico testimone scomodo dell’omicidio di un suo amico.

In Italia si può morire a 22 anni solo perché si è nel posto sbagliato al momento sbagliato. 

Una vicenda che lascia attoniti, senza parole. 

Parole che però hanno avuto il coraggio di trovare i suoi famigliari, grazie a Libera, parole che servono a non dimenticare, a insegnare a chi vuol ascoltare quanto preziosa sia la nostra libertà.

I genitori di Celestino hanno portato ai ragazzi la storia di una famiglia distrutta dal dolore, scossa nelle sue viscere da un lutto che ha lasciato un vuoto incolmabile, in cui si perdono mille domande senza risposta.

La tragicità di questa storia sta, ancor più che nella mancanza di un colpevole, nell’assenza di una colpa. 

Un giovane di 22 anni morto da innocente, perché accompagnare un amico, vedere, sentire, in Calabria sono una colpa troppo grande.

Dunque, di cosa stiamo parlando?

Semplicemente di libertà, ma anche di occhi e orecchie, forse i due organi di senso primari.

Ogni istante della nostra vita utilizziamo immagini e suoni per godere appieno dell’esistenza, delle nostre gioie e dei nostri dolori, strumenti non vincolati, della nostra libertà. Tutto ciò per Celestino in un attimo non è stato più vero perché uno sparo e un volto hanno ucciso la sua libertà.

Hanno ucciso una famiglia, che si trova a mille chilometri da noi, ma che poteva essere la nostra.

Hanno ucciso la giustizia.

Noi continuiamo ad ascoltare Totò, Anna e Tita, perché vogliamo con tutte le nostre forze essere liberi, osservando il mondo che ci circonda, riconoscendo ciò che è giusto e ciò che non lo è. 

Crescere nella convinzione che una voce che denuncia è debole, ma che da molte voci nasce un coro che diffonde l’eco di un’ingiustizia per trasformarlo in Giustizia.

Prof. Andrea Gardumi

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