Il denaro: potere o padrone?

Mancanza di tempo, velocità, rapidità, efficienza. Forse è questo: correre per vivere. È questo che ci fa dimenticare le cose davvero necessarie. Abbiamo sempre troppi impegni in agenda: il lavoro, la riunione, la visita, il medico, la banca, la farmacia. Mille bisogni sempre in aumento. Probabilmente è per questo che ci siamo dimenticati come distinguere le cose davvero indispensabili da quelle superflue. Siamo così oppressi da questa frenesia che è difficile giungere a una conclusione. Di conseguenza racchiudiamo diversi bisogni in aree definite, in base all’importanza. Ma qual è il problema? Il problema è che così facendo gli innumerevoli “falsi bisogni” tendono ad offuscare i “bisogni reali”, e risulta complicato districarsi. Possiamo dire quindi che perdiamo completamente di vista quelle che sono le necessità primarie.

Prendiamo in considerazione il famoso “criterio di valutazione dello stato di salute di un’economia”, più comunemente detto PIL. Giulia Nunziante, in “Enciclopedia dei ragazzi” Treccani 2006 recita: “il PIL è una misura senz’altro grossolana”. Infatti, esso prende in considerazione il “prodotto” di un Paese. Esatto, solo il prodotto. Non tiene minimamente conto del metodo dal quale è derivato, né tantomeno assicura la qualità della vita di chi ha prodotto. Non considera nemmeno i danni ambientali. Insomma, abbiamo adottato alla lettera la politica del: “il fine giustifica i mezzi”.

Ormai non importa quanti animali vengono maltrattati e ammazzati, vogliamo le pellicce e il profitto che ne deriva. Non importa quanti bambini schiavizzati muoiano, noi vogliamo i palloni della Champions League. E non importa nemmeno del buco dell’Ozono, o del riscaldamento globale, dei carburanti dispersi negli oceani, l’estinzione degli orsi polari, lo scioglimento dei ghiacciai. A noi serve che le nostre industrie continuino a produrre a pieno regime. Perché il tempo è denaro e il denaro è potere (o PADRONE?). Abbiamo firmato la nostra condanna quando abbiamo fatto dell’avanzamento tecnologico la nostra ossessione. Viviamo una vita annebbiata da desideri effimeri, che ci vengono inculcati nella testa. Non lavoriamo più per ottenere una vita degna, ma solo per guadagnare, perché il denaro significa agio, comodità. Ma cos’è che ci rende felici per davvero? Essere dirigente di una multinazionale che guadagna milioni? Personalmente preferirei trovare una famiglia che mi aspetta a casa dopo il lavoro piuttosto che una Lamborghini.

Osvaldo Venuleo 5° CAPES

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