Recensione del film “Vatel” del 2000

Vatel è un film del 2000 diretto da Roland Joffé. Il film è ispirato alla storia vera di François Vatel, morto suicida per la colpa di non essere riuscito a compiere il suo dovere di cuoco e maestro di cerimonie a causa di un ritardo nella fornitura di pesce al grandioso banchetto per la riappacificazione del principe di Conde con Luigi XIV. La vicenda venne riportata dal duca de Saint Simon nelle sue Mémoires. Il film fu presentato fuori concorso al 53º Festival di Cannes. Interpreti principali : Gérard Depardieu(François Vatel), Uma Thurman(Anne de Montausier),Tim Roth (Marchese di Lauzun).  da https://it.wikipedia.org/wiki/Vatel_(film)

Siamo in Francia, nel 1671, in piena età barocca, in una società sgargiante e lussuosa, al cui vertice ci sono i nobili e il re Luigi XIV, detto “re Sole”. Vatel, il protagonista del film, è un cuoco pasticciere dipendente del principe di Condè, che essendo vicino alla bancarotta deve riuscire a recuperare del denaro; il re Sole, nel frattempo, è in cerca di un generale per affrontare la probabile guerra contro gli olandesi. Dato che nessun candidato sarebbe migliore di Condè, costui decide di organizzare dei festeggiamenti in onore del re, della durata di tre giorni, presso la propria corte, in modo da entrare nelle sue grazie. 

Il responsabile di questo grande evento è il Maestro delle cerimonie François Vatel. E così iniziano i preparativi, con passione, eleganza e stile. Le cucine sono guidate da Vatel, che segue attentamente tutti i suoi collaboratori ed inizia a preparare i banchetti. Vatel propone idee innovative per fare stare bene il re nei suoi giorni di permanenza: spettacoli, proposte da terre lontane come l’India, tavole colme di cibo.

All’arrivo del re tutto sembra andare per il verso giusto. Con lui arrivano anche suo fratello, la regina, le dame di compagnia della regina e il consigliere del re, il marchese di Lauzun. Tra quest’ultimo e Vatel cominciano da subito gli scontri, causa scatenante l’amore per la stessa donna, una dama di compagnia, Madame de Montausier.

Sia il re che tutti gli altri invitati rimangono veramente colpiti dall’”esagerazione” dei banchetti. Per essere nel diciassettesimo secolo erano davvero maestosi, quasi troppo, degni proprio di un re. Ballerini, decorazioni stupefacenti, cibo in abbondanza, musiche, scenografie studiate a tavolino… In tutto questo splendore però, nel retroscena, le cose non vanno così bene. Si fa molta fatica a preparare, a causa dei fornitori non pagati e delle consegne in ritardo. A rovinare ancor di più la stabilità di Vatel è la morte di un servitore, coinvolto in un incidente dietro le quinte di uno spettacolo. 

Il re, invidioso che il principe di Condè abbia un maestro delle cerimonie così bravo, gli impone di trasferirlo alla sua reggia, e i due giocando a carte lo scommettono. Se avesse vinto il re, si sarebbe preso tutto quello che era esposto sul tavolo, e anche Vatel. E così fu.

Al termine di una notte di passione tra Vatel e la Montausier lei gli dice tutto, entrambi capiscono che la vita scelta non è libera come desiderano. E così, nel terzo giorno di festeggiamenti, Vatel si uccide.

A parer mio il film è ben girato, con belle scenografie. Nonostante la trama sia abbastanza scorrevole e tranquilla, nel finale si può leggere tra le righe un dolore e una libertà che viene negata. Il suicidio di Vatel fa capire come ti puoi sentire quando non ti senti più considerato come persona ma come oggetto, dimostra anche il fatto di non sentirti più appartenente ad una società. “Io non sono il Maestro delle cerimonie, ma lo schiavo di esse.” Vatel si sentiva schiacciato dalla sua vita, dal suo lavoro. Scrive una lettera a Madame de Montausier che esprime tutte le libertà negate dal secolo. La libertà non era per tutti, la ribellione men che meno a quel tempo, Vatel volle ribellarsi ed essere libero. 

Sara Ceresetti (classe 3° Accoglienza e ospitalità)

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