Scuole e territorio, un binomio in costruzione

Intervista al nostro direttore, prof. Emilio Salvaterra, pubblicato sul Giornale delle Giudicarie, aprile 2019.

Quali sono i punti di forza e le problematiche più significative della scuola di oggi?

Il sistema scolastico in Trentino eroga un servizio di qualità, come confermano gli esiti delle indagini Ocse Pisa e Invalsi che vedono gli studenti trentini primeggiare. La scuola trentina è inclusiva, attenta alle disabilità, ricca di indirizzi di studio e di opportunità, garantisce un’offerta formativa articolata anche in periferia: questi sono a mio parere i principali punti di forza del nostro sistema scolastico.

Ravvedo, invece, una criticità nella concezione di una scuola che è tuttora ancorata al passato, che rischia di diventare inadeguata, sia rispetto all’evoluzione del contesto sociale che per l’utenza. Una visione che rende difficile l’attuazione di sperimentazioni mentre, al contrario, cresce l’esigenza di piani di studio più flessibili, di innovazioni didattiche e di nuovi metodi d’insegnamento, così come di disporre di moderni sussidi per facilitare l’apprendimento. Nei paesi più avanzati, sotto il profilo della metodologia didattica, ci si sta spostando da ambienti statici e predefiniti ad ambienti di apprendimento dinamici e informali.

I programmi scolastici attuali rispondono alle esigenze del mondo del lavoro e del territorio? La scuola riesce ad inserirsi positivamente nel contesto locale?

Promuovere una cultura del lavoro e creare rapporti stabili con il mondo produttivo, sono le finalità dei tirocini formativi promossi dalla scuola, obiettivi ampiamente raggiunti.

L’alternanza scuola-lavoro, da sempre patrimonio della formazione professionale, è un’importante attività formativa per gli studenti, che favorisce contemporaneamente l’instaurarsi di rapporti con le aziende. Relativamente al nostro Istituto i rappresentanti delle categorie economiche locali sono inoltre presenti negli organismi partecipativi, concorrono all’individuazione dei fabbisogni formativi e al monitoraggio dell’attività didattica.

Grazie anche a questa collaborazione, la nostra scuola ha saputo innovare radicalmente la sua offerta formativa: prima nel settore alberghiero e della ristorazione con risultati di eccellenza, poi con l’istituzione di un corso di alta specializzazione per la carpenteria in legno, per approdare al nuovo indirizzo elettromeccanico per l’automazione industriale, corsi questi avviati per rispondere alle esigenze dell’imprenditoria locale.

Educazione civica e alla cittadinanza, se ne sente il bisogno, pensa che la scuola se ne occupi e sia abbastanza attrezzata a farlo?

Formare cittadini in possesso di un maggior senso civico è un’esigenza sociale oggi molto sentita. I riferimenti legislativi esistono e negli ordinamenti del secondo ciclo, l’educazione civica è affidata a tutte le discipline. A mio avviso, però, l’educazione alla cittadinanza attiva deve trovare una collocazione più sistematica negli ordinamenti ed essere oggetto di una trattazione più approfondita rispetto a oggi. È un aspetto fondamentale: i più grandi sociologi internazionali evidenziano come la società attuale, e quindi anche le principali comunità educative, sia la famiglia che la scuola, abbiano talvolta dimenticato i più semplici valori tradizionali, come la disciplina e il rispetto, il senso del dovere, sia esso pubblico che privato. Pertanto di fronte a sfide per le quali ci si sente privi di strumenti, questi aspetti è importante che rientrino nell’insegnamento/ apprendimento, prendendo come riferimento le “Competenze europee di cittadinanza”.

Cosa cercano oggi i giovani nella scuola?

La scuola è per i giovani il luogo della formazione, ma non solo. Rimane il luogo di aggregazione giovanile per eccellenza, ma gli studenti chiedono continuamente alla scuola di farsi carico dei loro problemi, una richiesta sempre più presente e spiazzante rispetto al ruolo scolastico tradizionale.

Per evitare che il disagio giovanile si trasformi in una vera e propria emergenza sociale, le Istituzioni provinciali e locali devono prendere atto dei problemi e promuovere politiche scolastiche attive, istituendo un team di professionisti che supporti la scuola nella gestione del rischi educativi che una società sempre più complessa comporta, come quelli rappresentati dalle dipendenze, dal disagio e dall’esclusione sociale. Questo senza tralasciare assolutamente l’importante supporto dei servizi sociali, ma che in una collettività così problematica, talvolta risulta essere insufficiente.

Fonte: giornaledellegiudicarie.it

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