Gita istruttiva 5 CAPES alberghiero… Raccontata dai ragazzi!

Rifugio Mandron 

Giovedì e venerdì la classe 5° Capes si è allacciata gli scarponi, si è messa uno zaino in spalla ed è partita per la Val Rendena: destinazione Rifugio Mandrone. Tutti insieme (di prima mattina) ci siamo incontrati alla scuola e dopo aver fatto un viaggetto in pullman, siamo scesi alla località Bedole. Da lì ha avuto veramente inizio la nostra missione, ovvero arrivare tutti insieme al Rifugio. Successivamente, dopo essere giunti alla meta, una nuova sfida ci è stata offerta dalle guide che ci accompagnavano, accompagnarci ad osservare da vicino il ghiacciaio. Questa parte è stata più impegnativa, ma enormemente gratificante, permettendoci di ammirare la vastità e l’imponenza della distesa ghiacciata. Impressionante immaginare che un giorno questo panorama non sarà più alla nostra portata, ciò ci ha fatto riflettere molto. Successivamente siamo tornati al rifugio, dove abbiamo passato del tempo insieme iniziando a conoscerci. Qui abbiamo fatto alcuni giochi e successivamente siamo stati deliziati da una gustosa cena. Abbiamo poi passato la serata all’esterno, per osservare le stelle e poi siamo andati a dormire. L’indomani, di prima mattina, ci siamo alzati per poter osservare l’alba, vedendo le prime luci del sole levarsi dalla nebbia e comparire sulle pareti montuose. Dopo una ricca colazione ci siamo recati al Lago Scuro, per poi tornare al rifugio ed infine a Bedole, dove tutto era iniziato. Questa escursione ci è stata molto d’aiuto per creare il gruppo all’interno della classe. Ci siamo sentiti tutti più vicini, trovandoci a convivere tutti sotto lo stesso tetto. Importante è stato ritrovare questa unità generale durante il viaggio, dove tutti abbiamo avuto modo di poterci sentire a nostro agio e di essere aiutati, ad esempio durante il tragitto, quando il percorso era più faticoso. È stata una bellissima esperienza, che ci ha permesso di conoscere meglio i nostri monti e la loro attuale situazione e di creare un gruppo unito e forte, pronto ad affrontare la prossima avventura: la maturità.

Fabio Antolini     

I ragazzi ai piedi del ghiacciaio

Ricordo dei ragazzi, credo provenissero dall’ENAIP di Tione, ma quei ragazzi li ricordo bene. Saranno stati non più di una ventina ed erano accompagnati da due insegnanti, che ai miei occhi parevano più che essere due figure di responsabilità, quasi due zii per quel gruppo di studenti. Da lontano, ammirandoli quando si trovavano alla Malga Bedole, in procinto di partire, più che un grande ed unico gruppo pareva di vedere piccole coppie di amici, altri invece venivano proprio ignorati. Ero curioso di capire chi fossero, quindi decisi di accompagnarli, senza farmi vedere per il percorso. Passarono quattro ore a camminare su quelle rocce dove io vivo, attraversando i fitti boschi e superando i dolci ruscelli da dove io, più a monte mi dissetavo. Raggiunsero il rifugio Mandrone dove, di nuovo, si divisero. Alcuni raggiunsero i piedi del ghiacciaio, mentre altri rimasero all’abitazione. Nel pomeriggio si raggrupparono di nuovo al rifugio e lì, dalle vetrate dell’edificio, potevo vederli allegri, tutti assieme. Credo stessero giocando a carte, ma erano incredibilmente coesi. Gridavano, ridevano, scherzavano e si divertivano con quelle semplici carte. Non vi era neppure l’ombra di quello strano oggetto che emette luce e che da un po’ di tempo pare aver ipnotizzato la mente degli umani. Passai tutta la sera a guardarli ed ogni minuto che trascorreva, riuscivo a rendermi conto di quanto belli erano ai miei occhi. Nel buio, come anche noi facciamo, si misero a guardare le “guide del cielo”, come le chiamiamo noi. Rimasi affascinato da questa cosa, perché capii che anche gli umani sono in grado di alzare la testa. Sapete, io gli ho sempre visti a testa bassa, osservando quegli oggetti luccicanti tra le loro mani. Il giorno dopo, il fascino che quei ragazzi emettevano mi tradì, e da uno degli Osservatori, come li definiamo noi, mi feci scoprire. Ero assieme ad altri due amici che, come me, erano rimasti abbagliati dalla luce di quel gruppo. Poco più tardi li persi di vista, ma sono certo che a valle non è tornato un gruppo di ragazzi, ma un gruppo di amici.

Anwar Defrancesco

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