200 anni di Infinito

Un’iniziativa speciale per chiudere il bicentenario della poesia leopardiana

Giacomo Leopardi
Video

Un mosaico di ventidue voci che appartengono a ventidue grandi della musica d’autore italiana – i cui volti e nomi restano un mistero – ognuno dei quali recita un verso dell‘Infinito di Giacomo Leopardi. Un capolavoro, targato Rai e Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, per celebrare i duecento anni della poesia composta dal poeta recanatese nel 1819. Un video sorprendente, che sarà in onda dal 19 al 31 dicembre su tutti i canali Rai e su RaiPlay, un viaggio sonoro e visivo in cui le voci degli artisti, che hanno offerto gratuitamente e con entusiasmo il proprio contributo, si uniscono all’animazione del manoscritto di Leopardi.

Firmato da Rai Cultura e da Direzione Creativa Rai, il nuovo progetto editoriale de “L’infinito” si propone di chiudere l’anno nel segno della bellezza e della valorizzazione di una delle espressioni più alte della nostra letteratura, che mantiene intatta anche oggi tutta la propria forza e alla quale Rai e MiBACT rendono omaggio.

Le celebrazioni del bicentenario si sono aperte con le voci degli studenti, sull’“ermo colle” di Recanati, e poi in tutta Italia, nelle scuole e nelle piazze, nelle molteplici versioni dialettali divenute virali sul web: una grande lettura collettiva de “L’Infinito” ha accompagnato la ricorrenza dei duecento anni dalla composizione di quell’idillio e che i ventidue cantautori italiani, ora lettori d’eccezione, affidano al grande pubblico della Tv.

Giacomo Leopardi è stato uno dei più grandi poeti e scrittori della letteratura di tutti i tempi e uno dei principali esponenti del romanticismo letterario. Nato a Recanati il 29 giugno 1798, ha spesso tratto ispirazione dal “natio borgo selvaggio” in cui sono stati scritti, fra il 1819 ed il 1821, i Piccoli idilli, che denotano una profonda maturità stilistica ed una notevole ricchezza di temi; L’Infinito, che appartiene a questo gruppo di liriche, ne è un esempio. Negli Idilli emergono già i temi che accompagneranno Leopardi per tutta la vita, attraversando l’intera produzione poetica: il contrasto fra felicità e infelicità, le promesse vane della Natura, l’amore percepito come miraggio, e soprattutto il grande tema del dolore. La salute cagionevole infatti, e una progressiva malattia agli occhi, contribuiscono a una visione cupa e a volte crudele della condizione umana. Come emerge dall’evolversi del suo pensiero, raccolto nelle pagine dello Zibaldone e nella sua opera poetica, come nei Canti e nelle Operette morali, in cui il dolore è cifra costante di ogni esistenza umana, che assurge a verità universale. L’estensione del pessimismo a ogni essere vivente coincide per Leopardi con la raggiunta consapevolezza che il male e il dolore non sono un portato della storia e dell’ineludibile conflitto tra ragione e natura, ma discendono dalla natura stessa, che non è più madre benigna e consolatrice, bensì matrigna crudele che si nutre dell’infelicità dell’uomo per sopravvivere. Giacomo Leopardi muore a Napoli il 14 giugno 1837.

L’Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma, sedendo e mirando, interminati
spazi di lá da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Cosí tra questa
immensitá s’annega il pensier mio;
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

  • Con le esperienze sensoriali che descrive a partire da un contatto con la natura, abbiamo visto come la poesia racconta un’esperienza propria al poeta e alla sua meditazione. Vengono descritti pochi elementi naturali : un colle, una siepe che fa da barriera allo sguardo, il vento che soffia. Questa scarna descrizione è solo uno stimolo al poeta per fare una riflessione su temi come lo spazio e il tempo, il passato e il presente, e il loro infinito dilatarsi. Ma più che la riflessione in sé, nei versi viene rappresentato  lo sgomento dell’uomo di fronte all’immensità di questi temi.
  • I temi sul quale il poeta si sofferma sono però per lui fonte di dolcezza: passato lo sgomento iniziale, il poeta è contento di abbandonarsi a queste riflessioni, come se rappresentassero per lui il senso profondo del suo io più intimo, in cui riconoscere anche il significato del suo passato e quindi del suo presente.
  • L’incapacità dell’uomo di sondare il senso profondo delle cose è per lui uno stimolo e un’occasione per andare oltre, usando la propria immaginazione. Nello Zibaldone Leopardi scrive: “L’anima s’immagina quello che non vede, che quell’albero, quella siepe, quella torre gli nasconde, e va errando in uno spazio immaginario, e si figura cose che non potrebbe, se la sua vita si estendesse da per tutto, perché il reale escluderebbe l’immaginario“.
  • Il racconto espresso in questa poesia è quello di un’esperienza personale e intima: è soprattutto in questo senso che la poesia di leopardi viene chiamata “idillio“, quasi come fosse una pagina di diario in cui il poeta trascrive sensazioni, contrapposta alla poesia dotta delle canzoni.

FONTE: RAI Cultura (https://www.raicultura.it/speciali/200infinito/)

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