IL RAPPORTO DEI RAGAZZI DI OGGI CON GLI STRUMENTI TECNOLOGICI.

Gli strumenti tecnologici, quali smartphone, tablet, computer e altro, sono entrati a far parte della quotidianità ormai da diversi anni. Dapprima con discrezione, poi in modo sempre più prepotente. Spesso i miei genitori mi raccontano dei loro primi computer, che hanno fatto la loro prima entrata nelle famiglie non più di 25 anni fa. Epoca in cui di tablet e smartphone non se ne conosceva nemmeno l’esistenza. 

Con il passare degli anni e l’introduzione di internet, è cresciuta in modo esponenziale la richiesta di questi strumenti. Penso infatti che, proprio grazie ad internet, si siano diffusi in modo rapido ovunque, in modo particolare tra i giovani e gli adulti. 

Sicuramente noi giovani, nella gamma di tutti questi dispositivi tecnologici, al primo posto in assoluto mettiamo lo smartphone. Per molti di noi è diventato parte della nostra giornata e non solo. 

Per il momento il mio rapporto con il telefono non lo ritengo ossessivo. Come ci viene spesso ripetuto a riguardo, lo smartphone (come del resto un qualsiasi altro strumento tecnologico con la connessione ad internet) è un’arma a doppio taglio, nel senso che può essere molto utile se usato in un certo modo, ma può portare a conseguenze negative, se utilizzato scorrettamente. 

Io lo posseggo da quando frequentavo la quinta elementare, proprio per una questione di necessità. Non avevo a disposizione una connessione dati, ma solo la possibilità di fare e ricevere chiamate. Negli anni successivi i miei genitori mi hanno fornito la schedina che attualmente sto usando e che, oltre alle chiamate, comprendeva una connessione, con la quale avevo a disposizione 3GB di traffico al mese. Sul mio smartphone è stata inoltre installata un’applicazione chiamata Family Link, attraverso la quale uno dei miei genitori può controllare e regolare il tempo di utilizzo del mio smartphone, accedendo all’applicazione complementare alla mia, direttamente dal loro telefono. 

Probabilmente queste limitazione mi hanno “abituata” a non essere troppo dipendente da questo strumento, che fino ad ora sto usando soprattutto per necessità. A volte, quando ho del tempo, lo utilizzo anche per svago (es. storie di Instagram) e per scambiare messaggi con i miei amici e compagni. Sicuramente, se ho altro da fare, non ne sento la necessità.

Ho trascorso l’estate in alpeggio e lì ho imparato a lasciarlo proprio da parte. Per una questione di sicurezza lo portavo sempre con me, ma rimaneva spesso nel marsupio, perché trascorrendo le giornate all’aria aperta, a contatto con la natura e gli animali, avevo tutto quello che mi serviva per rendere interessanti e piene le mie giornate. Lo utilizzavo principalmente per le fotografie, per comunicare con mia mamma e i miei fratelli in merito a quello che c’era da fare o dove mi trovavo Alle volte, quando al pascolo scattavo qualche foto che mi piaceva particolarmente, se avevo del tempo, la pubblicavo sul mio profilo Instagram o la mettevo sul mio stato Whatsapp, ma senza sentire ogni giorno il bisogno di “dover pubblicare qualcosa” per comunicare agli altri quello che stavo facendo. Se mi andava lo facevo, se non avevo tempo o non ne avevo voglia, non lo facevo e a me non cambiava niente, nel senso che non sentivo la mancanza di qualcosa. Perché alla fine lo smartphone è solo uno strumento, non una parte di me. E da esso non può dipendere la mia felicità e soprattutto non può dipendere la mia vita. 

Trovo che le proposte di vacanze “alternative” di cui si parla ora, possano essere un buon modo per “disintossicarsi” dalla dipendenza dello smartphone, soprattutto. Molti infatti, vivono in simbiosi con questo strumento. Credo però che sia più per abitudine e per noia, che per necessità. 

Una vacanza all’aria aperta, con distrazioni varie che possono essere escursioni, esperienze a cavallo, passeggiate nella natura “selvaggia” o semplicemente relax in qualche casa di montagna, dove si è consapevoli che in quei posti non c’è connessione, può essere un toccasana. Forse una breve vacanza non toglierà l’abitudine di usare il telefono, di farlo sparire dalle nostre vite, perché una volta tornati “alla realtà”, il mondo non sarà cambiato, ma per lo meno farà capire che si può vivere anche senza questo strumento, o comunque, quasi. 

ANNA PINCELLI

1°A Alberghiero

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