Fare scuola in tempi di quarantena 3

Sto facendo colazione e, come ogni mattina prima di andare al lavoro, penso a quello che farò in classe con i miei ragazzi. Oggi, martedì 17 marzo, però, non vado esattamente al lavoro: tolta la tazza del caffè, ecco che il tavolo della colazione diventa il mio ufficio.  

Lo smart working  non è certo una novità, ma siamo stati costretti, chi più chi meno, nel giro di qualche giorno, a diventarne degli esperti.  

Alle 9.00 ho lezione con la seconda elettromeccanica A: decido di collegarmi alla piattaforma Teams dieci minuti prima, in modo da prepararmi il materiale. Sono le 8.54 e ricevo il seguente messaggio: 

“Prof!!! Abbiamo lezione con lei!” 

Ovvio! Come al solito, i miei studenti mi ritengono un dinosauro informatico (fra due mesi compirò 30 anni, ma per loro sono di un’altra epoca) e mi avvisano della lezione, nel caso in cui me ne fossi dimenticata. 

Avverto negli studenti, per tutto il tempo che siamo connessi, una voglia di socializzare incredibile, e la loro ansia di stabilire un contatto con il mondo esterno è la mia. 

Risentire la voce dei miei ragazzi (non mostrano i volti, sono ancora troppo intimiditi per accendere la webcam) mi emoziona e rinnova in me l’amore per la professione. 

Dopo vari convenevoli, “dimostrazioni di affetto” e il classico appello, ecco che si comincia. 

“Ragazzi, prendete il libro di italiano e andate a pagina 48!” 

E di colpo: boom! Mi sembra di essere di nuovo in aula: 

“Prooof! Quale libro?” 

“A che pagina?” 

“Io non ho capito” 

“Prof! Io sono arrivato adesso; mica mi mette assente!” 

“Che cosa dobbiamo fare?” 

E poi la domanda che tutti ci stiamo facendo: 

“Ma prof! Quand’è che rientriamo?” 

I ragazzi trattengono il fiato e aspettano una risposta: l’insegnante non può non sapere! 

Rispondo: “Il 6 aprile!”, e, mentre lo dico, sembra quasi che stia convincendo più me stessa che i miei studenti. 

Riprendiamo la lezione e il tempo scorre velocemente, come se avessimo sempre fatto lezione così.  

Verso sera, rifletto sulla mia giornata: questo modo alternativo di far lezione ci dovrebbe far capire che non dobbiamo mai perdere l’entusiasmo nell’insegnamento, altrimenti ci blocchiamo e non riusciamo a superare nessun ostacolo; gli studenti hanno bisogno di noi tanto quanto noi abbiamo bisogno di loro: le emozioni che ci fanno provare, da quelle più brutte a quelle più belle, non hanno alcun prezzo e sono il motivo per cui, al mattino, ci alziamo. 

Prof.ssa Alessia Recla

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