La scuola è la fotocopia della società e serve a sformare individui omologati, che si adattano ad un metodo di ragionamento standardizzato.

Mia nonna mi diceva sempre che l’università è importante e che l’avrei dovuta fare, perché senza la laurea non sarei stata nessuno. Lei non intendeva dire che non sarei stata nessuno, io come persona, bensì per gli altri: al giorno d’oggi, non verrei calcolata e sarei penalizzata solo perché non sarei in possesso di un pezzo di carta che certifichi i miei studi.

La cultura è importante, come lo è studiare, e anzi le reputo due basi fondamentali che formano la persona, ma ci sono mille modi per ottenerle ed espanderle: di certo non solo tra i banchi.

La scuola dà il metodo, amplia la cultura e fa vivere delle esperienze sociali, ma c’è una cosa che non offrirà mai: la contemporaneità. La scuola italiana è maledettamente arcaica e sicuramente non sono la prima persona ad affermarlo (penso che tutti lo sappiano), ma nonostante ciò quest’opinione viene sempre ignorata.

La scuola non sbaglia il contenuto di ciò che insegna, ma sbaglia nel metodo: il tempo è una risorsa che viene trascurata troppo.

Non condivido il fatto che una persona sia costretta a studiare qualcosa che non lo appassioni, qualcosa che studierà per il compito e che poi andrà a rimuovere completamente dalla memoria conclusosi l’anno scolastico.

Se una persona, al contrario, si concentra su un qualcosa che lo appassiona, l’interesse motiva il suo apprendimento, e le cose studiate sicuramente rimarranno impresse. Faccio un esempio banale: sono tredici anni che studio tedesco, e ciò che ricordo si riduce unicamente alle frasi per interagire con il cliente. La grammatica, la coniugazione dei verbi, non ricordo nulla di tutto ciò, perché non le reputavo cose interessanti per la mia persona.

Un argomento andrebbe studiato per il piacere di sapere, non per l’ansia di un’interrogazione o di una verifica scritta, per un bel voto, per la media che se è bassa fa sentire ignorante agli occhi di tutti.

Ma la colpa non è dei singoli professori, che ci obbligano a studiare degli argomenti che non ci interessano, ma dei programmi scolastici. È come se fosse una catena di montaggio: i professori ogni anno incamerano nuovo bestiame e devono somministrare a questo il programma prefissato.

Magari arriva un periodo difficile a livello scolastico, come sta succedendo a molti miei compagni in questo momento, in cui non ci si riesce a organizzare lo studio perché ci sono troppe materie e compiti accumulati. Difficile anche perché molti insegnanti e genitori dicono che sono argomenti che hanno studiato anche loro a scuola, e che, siccome ci sono riusciti anche loro da studenti, dobbiamo riuscire anche noi: è una situazione stressante, che spesso mette pressione.

Questo tipico atteggiamento infatti è sbagliato, perché, invece che aiutare uno studente, gli si abbassano anche l’autostima e l’umore.

Se una persona non si applica a scuola, non significa che quella persona sia ignorante o che non abbia cultura: magari ha semplicemente interessi che non rientrano nelle materie scolastiche.

La cultura la si costruisce dal primo giorno di vita fino al giorno in cui si muore; sicuramente la maggior parte degli studenti una volta finito il liceo si accultura maggiormente: rafforza gli argomenti che più gli interessano e accantona gli studi che reputava superflui per la loro persona.

“Money.it”, una piattaforma digitale famosa, afferma che gli studenti italiani sono i più ansiosi e stressati al mondo, soprattutto gli studenti che studiano più di 50 ore a settimana (comprese le ore di studio extrascolastiche) e questo li rende più insoddisfatti nei confronti della vita, tanto che in media dichiarano un livello di soddisfazione del 6,9 su una scala da 1 a 10 (la media dell’Ocse è di 7,3).

Esiste proprio a Trento una scuola primaria e secondaria di primo grado diversa dalle altre, ideata nel 2008 sui principi della pedagogia Waldorf, chiamata “Scuola Rudolf Stainer”.

Il programma di studi si suddivide in questo modo: le prime due ore della giornata sono dedicate allo studio delle materie teoriche come italiano, matematica, geografia, storia e scienze naturali; dopo la pausa di metà mattina i ragazzi si dedicano alle materie che richiedono una pratica e ritmo costante come attività artistiche, manuali, motorie, lingue straniere ed euritmia condotte da maestri specializzati. Nel processo di apprendimento si fa spesso appello alla sperimentazione diretta del movimento coinvolgendo l’alunno a livello fisico: imparare le tabelline saltando la corda, disegnano sul pavimento e imparano le filastrocche ballando. L’obiettivo di tale scuola è di stimolare un’attività di pensiero autonoma nei ragazzi, affinché quanto presentato diventi vivo ed interessante. In questo modo anche il valore del voto è relativo e fa riferimento soprattutto al loro impegno.

Questo istituto mi sembra un’ottima scuola moderna ed innovativa, che permette ai bambini e ai ragazzi di essere stimolati alla conoscenza piuttosto che di essere tenuti rinchiusi in un’aula per sette ore al giorno con la pretesa da parte di docenti e genitori di un’attenzione continua e di essere riempiti di compiti nei fine settimana.

Mi sento di concludere con una frase di Plutarco: “La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”; non serve riempire gli studenti di informazioni che reputano futili, ma bisognerebbe trovare la scintilla che faccia accendere in loro la voglia di apprendere ed acculturarsi. Una volta acceso il fuoco, o lo si fa spegnere, o lo si alimenta con altre conoscenze, perché sappiamo tutti che più si sa e più si vorrà sapere.

Beatrice Dallapè (5^ CAPES)

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