La pandemia sta sommergendo il mondo di plastica

La pandemia ha avuto grosse ripercussioni sociali, economiche e ambientali. Purtroppo, anche gli animali stanno pagando gli effetti dei rifiuti prodotti durante la pandemia.

Sfortunatamente, si stanno cominciando a osservare seri problemi derivanti dai rifiuti prodotti durante la pandemia. La produzione massiva di plastica ha messo in crisi le cause ecologiste, tanto da poter ritenere l’impatto ambientale uno dei tanti scenari d’emergenza provocati dal virus COVID-19.

Ci troviamo ad affrontare una pandemia globale che sta gravemente colpendo l’essere umano ma non solo, colpisce indirettamente anche gli animali e tutto l’ambiente circostante.

I dati che stanno facendo preoccupare molto sono quelli della plastica prodotta a causa del coronavirus, soprattutto quella monouso dei DPI, camici, guanti…

Un caso che ha fatto capire veramente la gravità di questa situazione è stata la morte di un pinguino in Brasile, all’apparenza l’animale sembrava sano ma in un secondo momento quando gli esperti sono andati ad effettuare l’autopsia hanno trovato all’interno del corpo una mascherina N95 che il povero animale aveva ingerito inconsapevolmente.

La situazione attuale ha portato alla comparsa di tantissime mascherine negli oceani e nei mari, la situazione della plastica nei mari e negli oceani era già tragica prima del coronavirus e se piano piano si stava cercando di migliorare e di trovare una soluzione, con questo problema della pandemia si sta solo tornando indietro perdendo tutti i passi avanti che con tanta fatica e dedizione ci eravamo conquistati.

Il mio parere questa volta sarà impopolare, sono profondamente convinta che il problema dell’inquinamento e della sovrapproduzione di plastica sia molto più grave di quello corrente, cioè della pandemia dovuta al covid-19. Non nego che il problema sanitario non sia da sottovalutare ma a questo punto il discorso mi sembra un po’ estremizzato, se non si muore di salute oggi, si morirà di “fame” domani o di inquinamento dopo domani.

Secondo gli esperti, se continueremo così nel 2030 il numero di rifiuti plastici di tutto il mondo raddoppierà. Questo comporterà tutta una serie di effetti collaterali a breve e lungo termine, pericolosi tanto per noi umani quanto per l’ambiente.

Per quanto la plastica abbia migliorato la qualità della vita, c’è bisogno di trovare soluzioni sostenibili che riescano a sostituirla. Solo in questo modo potremo evitare di mettere in pericolo il mondo.

Da non sottovalutare è anche l’aumento del rischio ecologico dovuto all’uso di disinfettanti.

Sembra infatti che l’uso di disinfettanti abbia un impatto negativo su flora e fauna. Un esempio è quanto accaduto in una spiaggia dell’Andalusia, in Spagna, dove del materiale disinfettante è stato cosparso su tutta la zona.

Lo scopo di questo gesto era quello di rallentare la propagazione del virus. Ciò nonostante, tanto i biologi quanto gli ambientalisti hanno subito notato le disastrose conseguenze a livello ambientale.

Ribadisco il mio punto di vista, del quale sono molto convinta, è importante stare attenti alla situazione sanitaria e salvaguardare soprattutto i nostri anziani ma è tanto importante anche proteggere il nostro pianeta da tutta questa plastica e questo inquinamento se vogliamo vivere sani e felici a lungo; perché è vero che oggi il problema è la pandemia ma domani? Domani il problema sarà ancora più ampio se non agiamo subito.

Concludo ribadendo che sono molto spaventata dalla plastica e dagli effetti che provoca il suo sovrutlizzo, vero anche che questa situazione ci ha un po’ obbligati ad utilizzare mascherine, guanti e plastica monouso di vari tipi. Spero presto che la situazione di questo virus migliori e che la gente non si focalizzi troppo solo su questo tema dimenticandone altri altrettanto importanti, se non di più a mio avviso.

Anna Marini (5 CAPES)

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