Le mafie

La mafia ha origini antiche, la sua nascita risale all’incirca alla metà del XIX secolo e troviamo come suo luogo natale la Sicilia. Questo termine viene utilizzato per fare riferimento alle organizzazioni criminali che compiono atti illegali attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali, di attività economiche e, spesso e volentieri, esse si servono delle autorità politiche e dell’omertà della popolazione per effettuare tutte le loro azioni.

La mafia viene anche definita “piovra” per via della somiglianza alla struttura fisica di questo cefalopode, infatti, queste organizzazioni sono formate da una testa, i vari boss mafiosi, e dai tentacoli, che sono paragonati alla manovalanza; questi “tentacoli” agiscono a macchia di leopardo e spesso sono letali per le prede catturate, associate al tessuto sociale. 

Questo termine identificativo non fa allusione solo alla struttura fisica di questo animale, ma anche a quella comportamentale, infatti è risaputo che le piovre popolano gli abissi e di conseguenza agiscono nell’oscurità, proprio come questa consolidata organizzazione.

L’Italia è considerata a livello mondiale come la patria delle organizzazioni criminali più famose le quali prendono nomi diversi in base alla regione dove agiscono: in Campania, soprattutto nelle zone vicino a Napoli, troviamo la Camorra, in Calabria invece la mafia è riconosciuta con il nome di ‘Ndrangheta, in Puglia con il nome di Sacra Corona Unita e in Sicilia viene chiamata Cosa Nostra.

Purtroppo però queste organizzazioni criminali non si fermano in Italia, ma possiamo trovarle anche all’estero e, tra i nomi più noti, conosciamo il Cartello di Sinaloa in Messico, la Triade in Cina e la Yakuza in Giappone.

Seguendo la storia della lotta contro la mafia troviamo Mussolini come uno dei primi protagonisti, egli appena rientrò da un viaggio in Sicilia prese coscienza della necessità di intervenire su questo problema che ormai si stava insediando ovunque, sia in Italia che fuori dalla Nazione. Inizialmente stava ottenendo dei risultati, ma dopo la sua caduta, il fenomeno della mafia tornò alla ribalta. 

Le vittime della lotta contro la mafia in passato sono state moltissime e, nonostante tutti gli sforzi che hanno fatto i più coraggiosi che si sono opposti alle organizzazioni criminali, attualmente ci sono ancora persone che combattono tutti i giorni contro i mafiosi e contro le loro imposizioni e regole severe.

I due personaggi più conosciuti, forti ed ammirati che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia sono i due giudici italiani Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che vennero assassinati nel 1992 a distanza di pochi mesi proprio dall’organizzazione mafiosa siciliana, Cosa Nostra. 

I due magistrati si schierarono insieme in prima fila per combattere la mafia e per tentare di eliminarla completamente, ma vennero fermati tragicamente da due attentati.

Il primo avvenne il 23 maggio, durante questa giornata Giovanni Falcone stava rientrando da Roma e mentre era nella sua auto subì un attentato nell’autostrada che collega Palermo a Trapani dove rimase ucciso insieme alla moglie e ad altri uomini della sua scorta. Si capì fin dall’inizio che furono proprio delle persone affiliate a Cosa Nostra a mettere in atto questo piano che sconvolse la vita di moltissime persone.

Questo evento passò alla storia come “la strage di Capaci”, mentre il secondo attentato venne denominato “la strage di via d’Amelio”.

Il secondo attacco venne organizzato per eliminare invece Paolo Borsellino e i mafiosi riuscirono nel loro intento anche se la tensione era alle stelle e il giudice rimasto in vita era tenuto sotto controllo ventiquattro ore su ventiquattro dalla scorta.

Durante la giornata del 19 luglio 1992 Borsellino si era recato in Via Mariano D’Amelio per fare visita alla madre e alla sorella, ma non appena scese dalla sua auto un’altra vettura saltò in aria, ammazzando il magistrato e altri cinque uomini della scorta.

I due oppositori della mafia vennero assassinati per due principali motivi, il primo è che insieme avevano escogitato una strategia per combattere i metodi mafiosi, mentre il secondo motivo è che entrambi conoscevano alla perfezione ogni uomo che faceva parte dell’organizzazione mafiosa nei dintorni di Palermo.

Credo fermamente che questi due uomini siano degli eroi poiché hanno sacrificato e dedicato la loro vita alla lotta contro qualcosa di più grande e potente di loro, inoltre sapevano che mettendosi contro dei criminali la loro vita ed incolumità sarebbe stata presto rovinata. Sono anche sicura che le loro azioni siano servite nel tempo, in particolar modo alle persone che ogni giorno devono affrontare i problemi legati alla malavita, come per esempio il pagamento del pizzo o l’ansia che provano nel vivere a stretto contatto con le minacce e ricatti. 

Ho trovato questa vicenda molto interessante e, riflettendoci bene sopra, posso dire che Falcone e Borsellino sono stati due uomini veramente forti, coraggiosi ed audaci, cosa che non tutte le persone sarebbero in grado di essere in una situazione così delicata a pochi passi dalla morte. Questi due nomi verranno ricordati insieme per sempre perché, oltre che ad essere colleghi di lavoro, erano anche amici da una vita, e ciò, secondo me, è una delle ragioni per il quale si sono supportati fino alla fine e non si sono arresi nella loro battaglia a favore della legalità, dei diritti e della soppressione delle mafie.

Purtroppo la presenza della mafia nel sud Italia è molto visibile e non è possibile ignorarla, posso confermare ciò per il fatto che ho visto con i miei occhi cosa possono fare gli uomini affiliati alla ‘Ndrangheta.

Durante il mio terzo anno infatti ho partecipato ad un viaggio istruttivo sulle mafie di circa una settimana in Calabria, qui con la mia classe e con i ragazzi di cucina abbiamo assistito a testimonianze di persone che avevano e che hanno tutt’ora a che fare con le minacce e con la violenza, abbiamo visitato terreni confiscati alla mafia e avuto l’onore di sentire le storie di persone che anno perso dei familiari per colpa della cattiveria e insensibilità dei mafiosi.

La cosa che mi ha colpito di più di questo viaggio è stata proprio la forza immensa, la determinazione e la fiducia nel cambiamento che hanno trasmesso le persone che abbiamo incontrato, loro stesse hanno affermato che non si sarebbero fatte abbattere facilmente e che si sarebbero impegnate fino in fondo per ottenere giustizia e libertà. 

Tutto ciò mi ha fatto e fa pensare ancora adesso che se unissimo le forze sarebbe possibile cambiare in meglio le cose, comprendo che sia complicato tentare di abbattere delle organizzazioni così grandi e temibili, ma sono sicura che non sia impossibile, d’altronde se si prende come esempio la storia di Falcone e Borsellino, si può notare già il cambiamento che avevano fatto solamente in due.

Alice Zito (5^ CAPES)

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