CHI E COSA, IN MEZZO ALL’INFERNO, NON È INFERNO?

Cambiare il proprio sguardo sul mondo può contribuire a migliorare il mondo? I nostri pensieri, la nostra interiorità hanno il potere di influire sulla realtà esterna? Sono domande a cui non abbiamo risposta, ma voglio condividerle con voi nella consapevolezza che ciò che conta è già il percorso di una ricerca condivisa per cambiare il proprio sguardo sul mondo.

Per trovare la propria voce interiore occorre combattere quotidianamente contro il pensiero dominante che vuole farti pensare quello che lui pensa, che vuole farti pronunciare le parole che lui pronuncia. Occorre porsi dei dubbi, mettersi sempre in discussione, guardare il mondo da prospettive diverse. 

In quella famosa scena dell’attimo fuggente in cui il professor Keating invita gli studenti a salire a turno sulla cattedra per vedere il mondo da un’altra angolazione viene citata una famosa frase del poeta e filosofo Henry David Thoreau

Molti uomini hanno vita di quieta disperazione, non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno. Osate cambiare, cercate nuove strade.

Italo Calvino termina così il suo romanzo Le città invisibili:

L’inferno dei viventi… è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continuo: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

E come suonano profetiche queste parole nei momenti difficili… e due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti, accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più, l’affogare nella pigrizia mentale di cui parlava Henry David Thoreau, l’accettazione supina della realtà preconfezionata. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui, cercare e saper riconoscere chi e cosa in mezzo all’inferno non è inferno e farlo durare e dargli spazio… e trovo meraviglioso che I. Calvino dica che questa ricerca esige attenzione. Bisogna osservare con pazienza, quasi fermandosi, per non lasciar passare inosservata e inaudita la meraviglia delle più piccole cose che ci accadono nella vita quotidiana. 

Che cosa non è inferno?… il sorriso di uno sconosciuto che incroci per strada, un ostinato albero di ciliegio in fiore in anticipo sulla primavera, un cane randagio che viene incontro verso di te felice e desideroso di una carezza, un bambino che dal sedile posteriore di un’auto ti fa ciao con la mano. 

La ricerca di ciò che non è inferno e mezzo all’inferno, richiede apprendimento continuo. Ricercare ciò che non è inferno anche nelle più piccole azioni della vita quotidiana che ci scorrono davanti vuol dire fare attenzione e cambiare il proprio sguardo sul mondo.

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